“È un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno”- così  l‘Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il dolore. In realtà, il dolore, nel senso stretto del termine, non può essere o meglio risulta difficilmente definibile da un punto di vista oggettivo in quanto legato alla sfera psicologico-emotiva del paziente. Eppure è bene precisare come il dolore rappresenti il sintomo più comune alla maggior parte delle patologie esistenti. Lo stimolo doloroso rappresenta dunque un campanello d’allarme, una spia che avvisa il nostro organismo che qualcosa non funziona.

Ma come vengono a distinguersi i vari tipi di dolore? Abbiamo differenti tipi di dolore:

  • Dolore localizzato: quando una persona va ad indicarci precisamente il punto in cui compare lo stimolo doloroso;
  • Dolore irradiato: quando ad esempio il dolore sembra seguire un percorso lungo più distretti corporei ( un dolore irradiato all’arto sinistro per esempio);
  • Dolore riferito: ossia uno stimolo non chiaramente definito da un distretto corporeo preciso ma presente in un’area più o meno vasta.

Inoltre il dolore può suddividersi in acuto , quando lo stimolo compare all’improvviso e ha durata limitata che solitamente cessa nel momento stesso della guarigione. Può essere cronico, quando lo stimolo acquista sempre maggiore preponderanza avendo una maggiore durata e molte volte influenzando negativamente la vita sociale della persona che ne è colpita. Infine può essere anche somatico o psicosomatico. Nel primo caso non viene ad essere coinvolto il sistema nervoso, mentre nel secondo caso vi è una forte componente emotiva che va a scatenare a livello fisico uno stimolo doloroso di riflesso alla condizione psichica della persona.

Ma veniamo a noi è possibile dare una valutazione al dolore e quindi misurarlo?

Abbiamo già precisato che, trattandosi si una sensazione legata alla soggettività, risulta abbastanza difficile la valutazione. Tuttavia esistono degli strumenti analogici che permettono di avere una visione più chiara dello stimolo doloroso del paziente.

Si tratta di vere e proprie scale di valutazione che sono:

  • La Visual Analogic Scale o VAS: rappresentata graficamente da una linea di 10 cm, in cui i poli opposti indicano una condizione che va da nessun dolore a massimo dolore immaginabile. Questo tipo di scala di valutazione ha lo svantaggio di non poter essere utilizzata nei pazienti con deficit cognitivi.
  • La Numeric Relation Scale (NRS): rappresentata da un susseguirsi di valori numerici in ordine crescente che va da 0 a 10 identificando quantitativamente il grado dello stimolo doloroso.
  • La Verbal Relation Scale (VRS): associa il livello di dolore presente (Nessun dolore, Lieve, Moderato, Forte, Insopportabile) ad un numero da da 0 a Presenta una utilizzazione semplice ma ha una bassa sensibilità.

Troviamo infine una scala di valutazione utilizzata in ambito pediatrico che attraverso delle faccine con differente espressività tentano di codificare il grado di dolore del bambino e riportarlo in valore numerico. Il nome di questa scala è la Facies Pain Scale (FPS).

 In letteratura si continua costantemente a valutare il dolore e gli eventi ad esso correlato. Si sta addirittura pensando di renderlo parametro vitale, essendo esso appunto presente nella maggior parte dei casi di morbilità. Risulta inoltre ,secondo l’opinione di esperti, che un’attenta valutazione del dolore possa favorire un miglior percorso terapeutico assistenziale, apportando un valore aggiunto al processo di cura del paziente.

-Toto

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