Insieme ad alcol e tabacco, in un numero sempre maggiore di Paesi nel mondo, la cannabis si appresta a diventare anch’ essa una droga legalizzata; tuttavia, è doveroso notare come vi siano alcuni mutamenti legati alla sfera cognitiva associati all’ uso della cannabis, mutamenti che interessano la popolazione in maniera sempre diversa, a seconda del soggetto. Ma come mai una persona è maggiormente soggetta ad alcuni aspetti legati alla cannabis, rispetto ad un’altra?

Innanzitutto, è utile evidenziare quali siano le effettive applicazioni dell’utilizzo della cannabis all’ interno della popolazione:

  • In medicina, la cannabis viene utilizzata nel trattamento del dolore cronico, perlopiù in pazienti oncologici, e come coadiuvante alla terapia di alcuni disturbi neurologici causanti complicazioni di natura spastica;
  • Al di fuori dell’ambito medico, la cannabis viene utilizzata principalmente a scopo “ricreativo” e dunque con un fine che sostanzialmente è il mero piacere, in quanto in grado di fare provare a chi ne fa uso sensazioni piacevoli ed euforiche.

Tuttavia, a fronte di questi aspetti positivi, seguendo l’adagio “non è tutto oro quel che luccica” la ricerca scientifica è impegnata sempre più nell’ appurare quali siano gli aspetti negativi apportati all’ organismo umano da parte della cannabis. Tre sono i fattori negativi sui quali la comunità scientifica si è concentrata in misura maggiore: dipendenza, deterioramento cognitivo e complicanze di tipo psicotico.

Risultati immagini per thc e cbdLa cannabis è una sostanza costituita da circa un centinaio di “cannabinoidi” le cui proporzioni variano a seconda dei vari ceppi della pianta. La ricerca si è focalizzata princiaplmete su due di questi costituenti, ovvero il tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD).

Attualmente, i ceppi più diffusi a livello globale sono quelli con un più alto tasso di THC e un minor tasso di CBD. Dal momento che il THC è il principale responsabile di effetti negativi sull’ apprendimento e sul comportamento, andando a produrre ansia e psicosi, mentre il CBD ha implicazioni sostanzialmente antitetiche, producendo un miglioramento dell’apprendimento e una diminuzione di ansia e psicosi, è facilmente intuibile che la cannabis oggi maggiormente assunta produce effetti più negativi che positivi. Nello specifico, in Europa, la cannabis “da strada” mostra livelli di THC del 15% ca., a fronte di livelli di CBD inferiori allo 0,1%.

Questo, ha portato a dei risultati preoccupanti emersi in alcuni studi scientifici, i quali mostrano come l’assunzione della cannabis sia direttamente collegata ad un QI (quoziente intellettivo) inferiore  e  di conseguenza ad un ridotto rendimento scolastico dei soggetti facenti uso.

figura 2Andando, inoltre, a vedere quali fossero gli effetti della cannabis quando assunta a partire fin dall’ inizio della adolescenza, sono emersi:

  • Effetti acuti: sono gli effetti transitori e osservabili nel periodo in cui il soggetto è “intossicato” dalla sostanza (o più simpaticamente, il periodo in cui il soggetto è “fumato”). L’effetto acuto principale è la riduzione della memoria funzionante ed episodica. Questi effetti sulla memoria sono coerenti con l’interruzione della plasticità nell’ippocampo e la riduzione nel rilascio di acetilcolina sia nell’ippocampo che nel PFC.

Altri effetti acuti osservati in molti studi sono una compromissione dell’inibizione comportamentale correlata all’ assunzione di THC con espressioni di aumentata impulsività. Doveroso sottolineare come, al contrario, l’assunzione di cannabis ad alto tasso di CBD è risultata proteggere i soggetti facenti uso dalla compromissione mnemonica acuta; ciò nonostante, non è ancora chiaro se questi effetti “protettivi” possano avere una natura a lungo termine.

  • Effetti a lungo termine: gli effetti a lungo termine più osservati sono principalmente legati ad una menomazione nella codifica di nuove memorie episodiche, tuttavia non è ancora chiaro quanto essi siano influenzati da altri diversi fattori e, perdipiù, alcuni studi hanno mostrato una pressoché assente incidenza di deficit persistenti a 28 giorni dall’ interruzione dell’assunzione. I risultati sugli effetti a lungo termine sono pertanto tuttora controversi e meritevoli di ulteriori approfonditi studi.

E’, in ogni caso, dimostrato come l’uso prolungato di cannabis durante l’adolescenza interrompa i processi di maturazione celebrale e dunque risulti pericoloso in soggetti particolarmente giovani.

E per quanto riguarda la dipendenza e le psicosi?

Ebbene, si stima che l’assunzione di cannabis sia associata ad una probabilità 9 volte maggiore di sviluppo di dipendenza da essa piuttosto che di sviluppo comportamenti psicotici; di fatto, per quanto concerne il rapporto cannabis-psicosi, questo risulta ad oggi controverso in quanto a fronte di studi che dimostrano una associazione tra cannabis e comportamenti psicotici ve ne sono altri pronti a smentirli. Alla luce dei fatti, comunque, la gran parte dei soggetti che utilizzano la cannabis non va in contro allo sviluppo di malattie psicotiche così come molti malati psichiatrici non hanno mai assunto cannabis nella loro vita.

Relativamente alla dipendenza, il tasso di soggetti che dopo esposizione alla cannabis ne diventano dipendenti si attesta all’ 8,9%, notevolmente inferiore a quello relativo alla cocaina (20,9%), all’alcol (22,7%) e al tabacco (67,5%). Tuttavia, in Europa, la cannabis rappresenta ad ora un numero maggiore di neofiti per i servizi di trattamento delle dipendenze da droga, rispetto a qualsiasi altra sostanza illecita.

Un’altra teoria interessante da analizzare è quella del “gateway”, ovvero quella teoria che ritiene che seppur la cannabis sia considerata “droga leggera” essa possa fungere da iniziazione all’uso di droghe più pesanti, come cocaina ed eroina. Questa teoria in realtà è supportata da evidenze scientifiche che dimostrano che l’esposizione a THC rinforzi gli effetti delle altre droghe. Tuttavia, se questo risulta vero nella misura in cui fumando tabacco insieme alla cannabis, i soggetti progrediscano verso la dipendenza da nicotina, non vi è alcuna dimostrazione che questo avvenga anche con cocaina ed eroina.

Ma, la cannabis, può portare a depressione e stati d’ansia?

Depressione e disturbi d’ansia non solo sono risultati connessi alla dipendenza da cannabis, ma anche associati alla transizione dall’ uso all’ abuso e alla dipendenza; in poche parole possono essere sia conseguenze che cause della dipendenza da cannabis.

In conclusione, nonostante manchino dei risultati che dimostrino una correlazione di causalità netta e definita, si può dire che a fronte di alcuni aspetti positivi legati principalmente alla sensazione di piacere, vi siano diversi effetti negativi che la cannabis può apportare alla vita di chi ne fa uso, effetti che vanno dallo scarso deterioramento cognitivo ad importanti implicazioni di ordine psichiatrico, impattando la qualità di vita del soggetto in maniera negativa.

Assolutamente utili e doverosi, anche in relazione al sempre più crescente utilizzo, futuri studi scientifici approfonditi in materia.

 

Se vi interessa, potete approfondire qui

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