L’elevato consumo giornaliero di caffè potrebbe abbassare il rischio sclerosi multipla (SM)?

Le proprietà neuroprotettive e antinfiammatorie della caffeina possono spiegare tale associazione. Bere molto caffè ogni giorno, più di 900 ml, circa sei tazze, probabilmente è legato ad un ridotto rischio di sclerosi multipla (SM), ce lo dice la ricerca pubblicata in “Journal of Neurology Neurosurgery & Psychiatry” doi:10.1136/jnnp-2015-312431. I ricercatori suggeriscono che la caffeina, stimolante il sistema nervoso centrale, grazie alle sue proprietà neuroprotettive può bloccare la produzione di sostanze chimiche coinvolte nella risposta infiammatoria.

Caffè e SM
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Mentre resta ancora da vedere se il consumo di caffè potrebbe scongiurare lo sviluppo della sclerosi multipla, i risultati evidenziano che il consumo di caffè è vantaggioso per la nostra salute. Gli studi effettuati in Svezia e negli Stati Uniti hanno mostrato che il rischio di SM è stato costantemente più elevato tra quelli che bevevano un minor numero di tazze di caffè ogni giorno, anche dopo aver tenuto conto di fattori potenzialmente importanti influenti, come il fumo e il peso durante l’adolescenza. I risultati hanno mostrato che maggiore è la quantità di caffè bevuto, minore è il rischio di MS. Si tratta, naturalmente, di uno studio osservazionale ancora da valutare e non di conclusioni definitive. I risultati ottenuti dagli studi su animali confermano gli effetti protettivi della caffeina contro le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson. Il punto è che qualche altro componente chimico del caffè, piuttosto che la caffeina, può essere responsabile di tale associazione, di conseguenza, sono necessarie ulteriori ricerche per andare a fondo su questo. I ricercatori Elaine Kingwell e José Maria Andreas Wijnands, della Facoltà di Medicina, University of British Columbia, Vancouver, Canada, sottolineano che i risultati di tali studi sono da valutare. “Questi risultati interessanti indicano che tale ruolo del caffè nello sviluppo di MS, necessita chiaramente ulteriori indagini. Inoltre, questo potrebbe potenzialmente contribuire ad una migliore comprensione dell’eziologia della SM e allo sviluppo di nuove terapie per la stessa SM”, dicono.

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