“Βουλιμία”, nella traduzione letterale del termine “fame da bue”. In ambito medico si parla di una voracità nel mangiare di natura patologica, associata a differenti cause.

Ad oggi la bulimia nervosa rappresenta uno dei più frequenti disturbi dell’alimentazione, diffuso maggiormente tra le donne. Chi soffre di questa patologia, generalmente è normopeso. La malattia esordisce solitamente in età adolescenziale e la durata della stessa varia a seconda delle condizioni psicofisiche della persona colpita e dal trattamento che riceve.

L’eccessiva assunzione di cibo, inizia durante o dopo restrizioni dietetiche, ma possono insorgere prima a causa di eventi stressanti. I soggetti colpiti da bulimia nervosa mettono in atto strategie atte ad oscurare i sintomi. Generalmente i metodi utilizzati per compensare le abbuffate consistono, nella maggior parte dei casi, nel vomito autoindotto, ma anche dall’abuso di lassativi e diuretici.

Come riporta il più recente manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM 5, 2014), sono diversi i fattori di rischio che conducono allo sviluppo della bulimia nervosa:

  • Fattori temperamentali:  preoccupazioni relative al peso, bassa autostima, sintomi depressivi, disturbo d’ansia sociale, disturbo iperansioso dell’infanzia;
  • Fattori ambientali: internalizzazione dell’ideale di un corpo magro ma anche abusi fisici e/o sessuali subiti in infanzia;
  • Fattori genetici e fisiologici: trasmissione familiare e vulnerabilità genetica ma anche obesità infantile e precoce maturazione puberale.

Il decorso della patologia varia da individuo ad individuo. Spesso i soggetti colpiti presentano disturbi psichici associati anche ad un distacco dalla realtà.

Sicuramente sono da considerarsi serie le complicanze di natura medica a cui un soggetto bulimico va incontro. L’utilizzo inappropriato di lassativi e diuretici può infatti indurre carenze elettrolitiche nonché complicanze e danno organico ai reni oltre che accidenti cardiovascolari. Inoltre la continua e frequenta somministrazione di enteroclismi potrebbe portare ad un prolasso rettale.

Da un punto di vista terapeutico, si interviene generalmente associando un controllo di tipo strettamente medico ad uno che tenga conto del profilo cognitivo-psicologico del paziente. Si aiuta dunque la persona ad effettuare una normalizzazione del peso, un ripristino dei valori ematici entro la norma e ad un’attenta analisi del profilo psicologico del paziente, portandolo ad una più consapevole accettazione di se e del suo corpo.

-ToTo

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