Fin dai tempi dell’Impero Romano, l’uomo ha mostrato l’esigenza di parlare una lingua comune, da utilizzare sia in ambito economico che diplomatico/politico.

Nell’uomo, a livello dell’emisfero sinistro, si ritrovano due determinate aree coinvolte nel linguaggio parlato: area di Broca (situata nella porzione inferiore e posteriore del lobo  frontale, preposta all’articolazione delle parole) e area di Wernicke (collocata nella porzione posteriore del lobo temporale, coinvolta nella comprensione delle parole in una frase).
L’organizzazione cerebrale prevede però anche due ulteriori aree nell’emisfero destro, posizionate in maniera speculare a Broca e Wernicke,  la cui funzione  è rivolta  all’apprendimento e alla costruzione di frasi in lingue straniere.

immagine presa dal sito: http://www.bing.com/images/search?q=broca+e+wernicke&view=detailv2&&id=A9055CDC9950D6CEBD2025DAA139B783D733C65A&selectedIndex=11&ccid=Zah0iSon&simid=608026082688109213&thid=OIP.M65a874892a27d4efd82842eec4cde188H0&ajaxhist=0
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Come riportato nella pubblicazione del 2003 su “Le Scienze” (per chi fosse interessato al testo completo, è messo a disposizione il link), soggetti svegli, sottoposti ad una procedura di “scalottamento cranico”, cui erano stati applicati elettrodi direttamente sul mantello corticale, manifestavano un’attività cerebrale maggiore in un emisfero o nell’altro a seconda che stessero usando la lingua madre o quella appresa successivamente. Allo stesso modo, microstimolazioni in una determinata area andavano a determinare l’inibizione di una delle due lingue. Tale fenomeno non si manifesta in coloro che, invece, hanno fin dalla nascita sentito e appreso contemporaneamente due lingue, rispettivamente dai genitori o da un familiare: in quest’ultimo caso, entrambi i tipi di informazione risiederanno nell’emisfero sinistro.

Data la diversa distribuzione delle informazioni linguistiche “immagazzinate” nel cervello, i disturbi del linguaggio (afasie) sono diversi nei soggetti bilingue dalla nascita e in coloro che hanno appreso una seconda lingua successivamente (definiamoli bilingue “acquisiti”):

  • nel primo caso, infatti, si assisterà ad un fenomeno di MIXING, cioè un rimescolamento nella stessa frase di verbi, sostantivi e complementi appartenenti ad entrambe le due lingue madre.
  • nel secondo, invece, il soggetto parlerà e comprenderà a giorni alterni le due lingue (per esempio, un giorno l’italiano, un altro l’inglese).

Nel caso in cui si verifichi un ictus nell’emisfero sinistro , il soggetto bilingue “acquisito” manifesterà per i primi giorni una straordinaria capacità di esprimersi nella lingua per lui straniera. Con il passare dei mesi (in particolare, nel caso reale era passato un anno), l’individuo perde gradualmente la fluency della lingua straniera e ricomincia a parlare e a capire la sua lingua madre. Ciò si verifica in quanto, vivendo nel Paese nativo, il cervello riceve continue afferenze acustiche nella lingua madre, le cui informazioni risiedono nel lobo sinistro (precedentemente compromesso), per cui vengono continuamente somministrati stimoli affinché si creino delle nuove vie sinaptiche e le aree di Broca e Wernicke possano riprendere il dialogo con le altre strutture dell’encefalo.  Allo stesso modo si possono  spiegare altri due fenomeni:

  • Come possa un bambino piccolo (al di sotto dell’età scolare) parlare, costruendo frasi di senso compiuto nonostante non sappia ancora scrivere.
  • Come un individuo , dopo anche un periodo breve all’estero, acquisisca maggiore confidenza con la lingua del luogo.

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