La malattia da graffio di gatto (cat scratch disease) è una zoonosi causata dall’ingresso nella cute del batterio Bartonella henselae.L’infezione si diffonde tra i gatti attraverso le punture delle pulci  , che fungono da vettore e trasmettono il batterio attraverso il pasto di sangue. Il gatto, quindi, trasmette questo microrganismo all’uomo attraverso graffi o morsi. La patologia può essere correlata anche all’esposizione a cani, scoiattoli, capre, conigli o cavalli oppure ad oggetti infetti. Le lesioni traumatiche primarie interessano prevalentemente gli arti, il collo o la testa. La malattia da graffio di gatto è molto diffusa a livello mondiale. Epidemiologicamente i soggetti maggiormente colpiti risultano i bambini, perchè più inclini a giocare con i felini.

Bartonella Henselae

In un periodo che va dai 3 ai 10 giorni , la maggior parte dei pazienti sviluppa una papula eritematosa nel sito del graffio. Solitamente una linfoadenopatia regionale viene a manifestarsi allo scadere della seconda settimana dal contagio. Inizialmente i linfonodi sono fissi e di consistenza molle, successivamente diventano fluttuanti e possono drenare e dare origine a fistole.  Sintomi che possono presentarsi insieme alla linfoadenopatia sono febbre, malessere, cefalea e anoressia.

Nel 5-14% dei pazienti si possono manifestare insoliti quadri quali ad esempio:

– Sindrome oculoghiandolare di Parinaud (congiuntivite associata a nodi preauricolari palpabili) ;

– Manifestazioni neurologiche (encefalopatia, convulsioni, neuroretinite, mielite, paraplegia, arterite cerebrale) ;

– Malattia granulomatosa epatosplenica ;

B.henselae è anche una delle cause più comuni di endocardite infettiva, generalmente in pazienti con precedente malattia cardiaca valvolare. I pazienti in AIDS sono sicuramente esposti ad un rischio molto più elevanto, infatti, in questi il microrganismo può portare a gravi forme di malattia disseminata.

La linfoadenopatia scompare spontaneamente nell’arco di 2-5 mesi. La completa guarigione è un evento usuale, tranne nei casi di grave malattia neurologica o epatosplenica, che può essere fatale o lasciare comunque delle sequele più o meno gravi a seconda dell’entità del danno causato dall’infezione e soprattutto in base al tempo di intervento.

La diagnosi della malattia da graffio del gatto si effettua solitamente in fase acuta, attraverso l’utilizzo di test sierologici che ricercano il titolo anticorpale o PCR. Talvolta si può rendere necessaria la biopsia linfonodale per trovare conferma nella diagnosi.

Il trattamento di malattia da graffio di gatto consiste nell’applicazione locale di calore e analgesici. Se il linfonodo è fluttuante, l’aspirazione con una siringa in genere allevia il dolore.

La terapia antibiotica non dà chiari benefici e generalmente non deve essere somministrata nelle infezioni localizzate in pazienti immunocompetenti. Tuttavia, azitromicina, eritromicina, o doxiciclina sono spesso somministrate per ridurre adenopatie e forse per abbassare il rischio di diffusione sistemica. Fluorochinoloni, rifampicina, gentamicina o doxiciclina possono essere utilizzati in caso di batteriemia nei pazienti con AIDS. Per eliminare la batteriemia è in genere necessaria una terapia prolungata (p.es., settimane o mesi).

In conclusione dunque abbiamo visto come questa malattia possa avere dei risvolti particolarmente negativi, soprattutto in soggetti più deboli come i bambini e i pazienti immunocompromessi. La prevenzione in tal caso è fondamentale. Bisogna quindi evitare di portare gatti domestici in luoghi quali boschi o anfratti nei quali possono essere particolarmente diffuse le pulci e, soprattutto, bisogna porre i propri animali ad attento controllo veterinario periodicamente, al fine di evitare la diffusione di questa ed altre terribili zoonosi.

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