Con un’incidenza di 9,38 ogni 100.000 persone e con un rischio pari all’8,6% negli uomini e al 6,7% nelle donne, rappresenta la principale emergenza nell’ambito della chirurgia addominale.

Risultati immagini per appendiciteParliamo dell’appendicite, ovvero della patologia che si caratterizza per la flogosi, o infiammazione, dell’appendice vermiforme, una formazione tubulare facente parte dell’intestino crasso. Essa è costituita da tessuto linfatico con una funzione di filtro, non più in grado di assorbire i nutrienti, ed è per questo che spesso viene definita Risultati immagini per appendicecome “tonsilla addominale”.

L’eziologia che porta alla flogosi appendicolare non è ad oggi ancora definitivamente nota, tuttavia vi sono alcune teorie sulle cause di questa patologia.

La principale ipotesi sulle cause dell’appendicite è basata sostanzialmente proprio sulla sua funzione di filtro ed essa sostiene che a portare all’infiammazione del tessuto appendicolare potrebbe essere un’ostruzione luminale, causata da una iperplasia del tessuto stesso. L’ostruzione poc’anzi citata, infatti, potrebbe portare ad un aumento della pressione intraluminale appendicolare che risulterebbe, infine, in una ischemia della parete tissutale. La successiva migrazione dei batteri provenienti dal tessuto necrotico dal lume attraverso la mucosa causerebbe, in ultima istanza, la flogosi transmurale.

Risultati immagini per appendicectomiaLa progressione del processo flogistico, inoltre, può esitare in una necrosi tissutale (appendicite gangrenosa), quindi in una possibile perforazione con conseguente fuoriuscita di feci e pus liberi in cavità intraperitoneale e dunque in un quadro di setticemia. Questa situazione potrebbe portare anche all’exitus del paziente. Laddove la perforazione fosse contenuta dai tessuti molli circostanti l’appendice si potrebbe formare un ascesso o un flemmone (appendicite flemmonosa). Questi quadri clinici più severi prendono il nome di “appendicite complicata” e richiedono l’immediata asportazione per via chirurgica, laparoscopica o a cielo aperto, dei tessuti colpiti.

Ciò nonostante, l’appendicite si può manifestare anche in forme meno gravi, come nel caso in cui l’infiammazione fosse ancora nelle prime fasi, nelle quali il quadro infiammatorio risulta ancora circoscritto (appendicite catarrale), senza dunque l’evoluzione purulenta o gangrenosa; questo è l’unico caso in cui l’appendicite può essere trattata farmacologicamente (antibiotici e analgesici), e non chirurgicamente.

Vi può anche essere una regressione spontanea dell’appendicite, con percentuali variabili dal 4% al 20%.

La diagnosi di appendicite è principalmente fondata sui segni e sintomi clinici (dolore in basso addome, nausea, vomito, febbre) del paziente e, per una ulteriore conferma, si può ricorrere all’effettuazione di esami ematochimici (dove si andranno a valutare soprattutto gli indici di flogosi e la conta leucocitaria) e di esami strumentali di imaging (ecografia e TC).

Immagine correlataCiò non  di meno, l’esame obiettivo resta sempre il miglior approccio diagnostico ed esso è basato sostanzialmente in alcune manovre atte a ricercare la dolorabilità di alcuni punti suggestivi di malattia (manovra di Blumberg, manovra di Rovsing, manovra dello psoas e pressione palpatoria in McBurney).

La prognosi per l’appendicite è variabile dai 10 ai 28 giorni, a seconda dei contesti clinici.

 

Se vi interessa, potete approfondire qui

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