Era il 1961 quando il Dott. Rogozov, a soli ventisette anni, venne scelto come medico all’interno di una spedizione esplorativa in Antartide e fu proprio durante l’arrivo dell’inverno polare ,che avrebbe tenuto tutta la compagnia in isolamento fino all’arrivo della prossima primavera, che Rogozov ebbe la “sfortuna” di ammalarsi di appendicite.

Dopo essersi fatto autodiagnosi provò, per qualche giorno, a curarsi con antibiotici e impacchi freddi locali, che però non migliorarono la condizione ormai irreversibile.

Al sopraggiungere di altri sintomi quali, febbre sempre più alta e persistente, vomito e continui dolori addominali, capì che se non voleva andare incontro ad una perforazione e dunque morte sicura l’unica soluzione era l’intervento.

Essendo l’unico medico della base trovò il coraggio di operarsi da solo.
Assistito da un meccanico, un meteorologo e il direttore della spedizione cercò di allestire un campo operatorio di fortuna.

L’operazione durò un’ora e 45 minuti, in posizione semiseduta, con uno specchio davanti e a mani nude ( per aumentare la sua sensibilità tattile).
Ogni 4-5 minuti Rogozov era costretto a fermarsi per riprendersi dai continui giramenti di testa e dalla debolezza incalzante a causa non solo della situazione ma anche della perdita di sangue. Durante la procedura lesionò per sbaglio il cieco che però riuscì a riparare e successivamente ad asportare con successo l’appendice.

Già due settimane dopo l’intervento aveva ripreso tutte le sue funzioni e nella primavera dell’anno successivo fece ritorno a casa dove continuò la sua promettente carriera da chirurgo e dove morì solo nel 2000, quasi 40 anni dopo il suo incredibile intervento.

Nel suo diario di bordo scrisse: “Con orrore mi rendo conto che l’appendice ha una macchia scura alla base. Questo vuol dire che anche un solo altro giorno e si sarebbe rotta e…” E invece grazie al suo coraggio, le sue conoscenze e il suo talento riuscì a salvarsi la vita.

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