Quando si parla di aneurisma cerebrale, si vuole intendere una dilatazione patologica di un vaso a livello del cervello. Vi è dunque la presenza di una malformazione vascolare sacciforme, che alle indagini radiografiche risulta molto simile ad una bacca su un ramo.

Ma perchè merita attenzione questo tipo di patologia? Perchè, la dilatazione in quel determinato punto, provoca una riduzione della resistenza dell’endotelio vascolare. Questo significa che a seguito di uno sbalzo pressorio anche minimo, l’aneurisma potrebbe scoppiare, determinando una vera e propria emorragia cerebrale, con conseguente insorgenza di ictus emorragico. La conseguenza più drammatica di un aneurisma cerebrale, ovvero l’ictus emorragico, si verifica, di solito, nello spazio tra il cranio, le meningi e il cervello (spazio subaracnoideo): si parla, in questi casi, di emorragia subaracnoidea e di ictus emorragico subaracnoideo.

Gli aneurismi vengono a dividersi principalmente in due tipi:

  • Sacciformi: vengono definiti anche sacculari. Sono caratterizzati da un collo stretto al di sopra del quale si erige un rigonfiamento che sporge in un unica direzione rispetto al vaso colpito , simile ad una cupola. Rappresentano il tipo di aneurismi più diffusi.
  • Fusiformi: in questo caso, abbiamo un rigonfiamento che occupa a 360 gradi il vaso che ne è colpito. Rispetto al sacciforme, questo tipo di aneurisma è meno diffuso.

 Le cause, o meglio, i fattori di rischio che predispongono a questo tipo di patologie sono numerosi e distinguibili in fattori di rischio trattabili ( ipertensione arteriosa, obesità, stile di vita sedentario, fumo, alcool, traumi cerebrali, infezioni ematiche gravi) e fattori di rischio non trattabili in quanto proprie del soggetto o perchè imprescindibilmente coinvolte in numerosi processi patologici ( età avanzata, nelle donne basso livello di estrogeni dopo la menopausa, patologie genetiche predisponenti ad accidenti cardiovascolari, razza asiatica, africana e caraibica, maggiormente predisposte allo sviluppo di ipertensione).

Da un punto di vista epidemiologico si osservano dati importanti. Infatti si stima che in Italia circa l’1% della popolazione soffra di aneurisma. Di questi soggetti colpiti circa 15-20 individui su 100.000 vanno incontro nell’arco della loro vita allo sviluppo di emorragia subaracnoidea. È inoltre interessante osservare come il 30% circa dei soggetti colpiti muoia prima di giungere in ospedale, mentre circa il 50% muore entro 30 giorni dall’intervento. Si evince dunque chiaramente il tipo di prognosi infausta. Infine si è osservata una maggiore predisposizione nelle donne piuttosto che negli uomini, con un rapporto di 3 a 1.

Per tutti questi motivi, la prevenzione è fondamentale. Screening che permettano una tempestiva diagnosi, attraverso le moderne tecniche di imaging, associati all’utilizzo di farmaci e, all’occorrenza della terapia chirurgica, possono risultare fondamentali per salvare la vita di chi è colpito da questa seria patologia.

-ToTo

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