Stai camminando in un prato con l’erba un po’ incolta e a un certo punto davanti a te vedi qualcosa di nero e sinuoso. Per istinto potresti correlarlo a qualcosa di pericoloso, per esempio un serpente, e quindi ti spaventi: vai in tachicardia, iperventilazione, ti prepari alla fuga. In un secondo momento il tuo cervello elabora le informazioni in ingresso e allora prendi coscienza che in realtà si tratta solo di un pezzo di tubo. Ma se fosse stato davvero un serpente? La frazione di secondo impiegata a capire che tipo di pericolo avevi di fronte ti sarebbe potuta essere fatale. Dunque, il tuo organismo attua un “meccanismo preventivo”: prima ti mette in allarme, poi si occupa di decodificare l’eventuale pericolo. L’interruttore che attiva questo meccanismo su chiama amigdala.

Dal greco amygdálē, cioè mandorla, si tratta di è un piccolo aggregato di vari nuclei che fa parte del sistema limbico, ovvero quel sistema deputato all’elaborazione dei sentimenti, delle emozioni, del comportamento e di tanto altro ancora. Il nome è dovuto alla sua caratteristica forma ed è una struttura pari, ovvero esistono due amigdale, una a destra e l’altra a sinistra, localizzate alla base dell’encefalo.

amigdala
fonte: wikipedia

L’amigdala viene particolarmente stimolata quando si prova paura. Le informazioni recepite vengono veicolate attraverso due circuiti paralleli: il primo, diretto e rapido, parte dal talamo – stazione di raccolta obbligata degli stimoli sensoriali in ingresso (tranne l’olfatto) – e arriva all’amigdala e permette una reazione immediata senza coinvolgere la corteccia: consente dunque una reazione di collera o paura nei confronti di una minaccia, ancor prima che la corteccia abbia elaborato i dettagli della situazione e compreso l’entità del pericolo. Il secondo invece, più lento, vede interposta tra il talamo e l’amigdala una stazione intermedia ovvero la corteccia prefrontale: essa elabora i segnali in ingresso e ne fa una rappresentazione dettagliata, permettendo al soggetto di prendere coscienza del tipo di pericolo. Tale informazione viene poi inviata all’amigdala e permette di smorzare i segnali inviati da questa agli altri centri, dunque di tenere sotto controllo l'”istinto”. Questo avviene quasi sempre, a meno che non ci si trovi di fronte a una grande emergenza.

In che modo agisce l’amigdala? Essa si serve di un’altra stazione importantissima del sistema limbico, l’ipotalamo, che viene anche soprannominato “cervello vegetativo”: esso regola, tra le altre cose, la risposta viscerale agli stimoli esterni; in caso di una situazione di allarme gli effetti rilevabili sono: tachicardia, pallore, iperventilazione, midriasi (dilatazione) pupillare, stimolazione delle ghiandole surrenali, le quali rilasciano gli ormoni dello stress (per esempio il cortisolo) e l’adrenalina (in realtà una miscela di adrenalina 80% e noradrenalina 20%). Tra i vari effetti determinati dall’adrenalina sicuramente vi sono:

  • Mobilizzazione delle riserve energetiche (per esempio viene indotta la glicogenolisi, ovvero la degradazione del glicogeno di riserva per ottenere glucosio).
  • Ridistribuzione della gittata cardiaca: tramite meccanismi di vasodilatazione-vasocostrizione il sangue viene dirottato preferenzialmente al distretto muscolare invece che ai visceri. Questo perché nel momento del pericolo l’organismo si prepara  al “fight or flight” ovvero al “combatti o fuggi”. Qualsiasi sia il piano attuato, infatti, il nostro sistema locomotore verrà sicuramente coinvolto, dunque in tal modo gli si garantisce un sufficiente apporto di sangue.

Il circuito diretto talamo-amigdala è una via primitiva importante, legata all’istinto di sopravvivenza, e per questo è presente in molti animali ed è anche molto attiva nel neonato che non ha ancora completato lo sviluppo delle connessioni di ordine superiore (per esempio quelle che partono dalla neocorteccia).

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