Lo scenario che ci si propone ogni volta che si pensa al parto è prima il pianto del bambino e subito dopo il taglio del cordone ombelicale. Eppure oggigiorno, anche se abituati alle continue scoperte nel mondo della medicina, ci sono ancora delle novità che ci lasciano perplessi e ci fanno discutere. Come nel caso del Lotus Birth, questa inusuale “usanza” che si sta diffondendo rapidamente e che sta creando numerosi punti interrogativi riguardanti il suo fine, sia sul piano etico che su quello funzionale.

Il Lotus Birth è una particolare pratica di parto che non prevede la recisione immediata del cordone ombelicale ma al contrario lascia che quest’ultimo, la placenta e gli annessi fetali, rimangano attaccati al neonato anche dopo il secondamento (momento secondario all’espulsione del feto che prevede l’espulsione della placenta dall’utero).

Se non recisi “manualmente”, subito dopo il parto, il cordone e la placenta si distaccano dal neonato in modo naturale solo dopo alcuni giorni dalla nascita. Chi aderisce a questa tecnica fa in modo che durante questa attesa la placenta venga conservata in un sacchetto o in una bacinella, vicina al neonato.

La motivazione che spingerebbe molti neo genitori ad effettuare questa pratica sta nel fatto che il distacco naturale del cordone permetterebbe al bambino di acquisire il sangue placentare rimasto in circolo negli annessi in modo che tutti i nutrienti, da loro ritenuti fondamentali, per lo sviluppo del suo sistema immunitario non vadano sprecati.

Nonostante le varie polemiche sorte in tutto il mondo riguardanti la validità di tale tecnica, soprattuto in America e in Inghilterra dove la richiesta sembrerebbe essere più alta, sempre più persone ritengono opportuno applicarla, escogitando anche una serie di metodi di conservazione che rendono più “piacevole” tale attesa.

Solitamente la placenta viene lasciata all’interno di uno scolino a sua volta posto in una bacinella o in un sacchetto che segue il bambino per tutto il periodo e per evitare la diffusione di cattivi odori o il rapido deterioramento la si cosparge di sale e prodotti naturali profumati.

In Italia, almeno per adesso sono davvero poche le possibilità che una pratica del genere venga approvata per due motivi fondamentali; il primo è che non esistono evidenze scientifiche in grado di dimostrare questi benefici immunitari tanto declamati, il secondo riguarda l’alto rischio infettivo, a cui è esposto il neonato, che potrebbe dipendere da tale pratica in quanto tutto il materiale organico presente andando incontro a decomposizione sviluppa un’alta carica batterica che potrebbe risultare fatale per il neonato. 

Nonostante queste gravi complicanze  e vista anche la disapprovazione da parte di molti medici alcuni genitori preferiscono rischiare, andando consensualmente contro il parere medico, affrontando addirittura il parto dentro casa mettendo così a rischio sia la vita del bambino sia quella della madre.

Tutto questo ci porta a riflettere su quanto la conoscenza, l’informazione e la ricerca siano fondamentali per il benessere e la salvaguardia della vita.

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