Per la maggior parte delle adolescenti, diventare donna coincide con l’aprirsi alla stagione più luminosa della vita, con il piacere della femminilità e dell’amore; per molte giovani donne, invece, la pubertà apre la stagione del dolore, come se un destino di sofferenza fosse scoccato proprio con le prime mestruazioni. La ragione?

Una malattia, l’endometriosi, purtroppo ancora poco diagnosticata. Basti dire che il ritardo medio dall’inizio dei sintomi alla diagnosi è di oltre 9 anni: quasi cinque spesi dalla donna prima di accettare o riconoscere che quel dolore non è affatto normale, e i restanti impiegati dai medici per identificare la malattia. Inoltre, da uno studio condotto su 4 mila donne affette da endometriosi, è emerso che il 47% di esse ha dovuto consultare cinque o più medici, prima di ricevere l’esatta diagnosi. Si tratta quindi di una patologia che può ridurre la qualità della vita, in termini di incertezza, di interventi subiti, di dolore, di possibilità esistenziali e professionali perdute e, come vedremo, anche di comorbidità, perché l’endometriosi si accompagna spesso ad altri disturbi.

Ma cosa è esattamente l’endometriosi? L’endometriosi è una condizione caratterizzata dalla presenza di frammenti di endometrio (lo strato interno dell’utero) al di fuori di quest’organo, e disseminati sull’ovaio, la tuba, il peritoneo o altri organi pelvici ma anche, a volte, extra-addominali. Questo tessuto ectopico, che si trova cioè al di fuori della sua sede abituale, risponde agli stimoli ormonali tipici dell’ovulazione e dell’età fertile come il normale endometrio. Cresce in altezza durante la prima metà del ciclo, si arricchisce di zuccheri e sostanze nutritive durante la seconda, e poi si sfalda nel peritoneo o in altri organi, causando molto dolore e infiammazione cronica, con danni tissutali e funzionali negli organi colpiti, come aderenze e formazioni cicatriziali. Nel 38% dei casi l’endometriosi ha sintomi evidenti, ma non riconosciuti dai medici, già prima dei 15 anni; nel 70% dei casi le donne riportano sintomi tipici prima dei 20 anni.

L’esordio è spesso un dolore mestruale intenso: sintomo subdolo, in quanto “normale”, e che invece deve essere compreso nella sua anomalia se di intensità superiore al piccolo dolore mestruale assolutamente tollerabile che non interferisce con le attività quotidiane. Altri sintomi frequenti, e trascurati, sono il dolore ovulatorio e il dolore in altre fasi del ciclo. L’iniziale dolore mestruale causato dall’endometriosi si trasforma ben presto in un forte dolore pelvico, che poi per sua costanza diventa “cronico”. Questo tipo di dolore viene descritto tecnicamente come “un dolore ciclico o non ciclico, di durata superiore ai sei mesi, che si localizza alla pelvi anatomica, sufficientemente grave da causare disabilità funzionale e che richiede trattamento medico o chirurgico”. Si tratta, dunque, di un dolore che può giungere a livelli tali da diventare invalidante e compromettere il normale corso della vita quotidiana e che, oltretutto, tende a peggiorare con il tempo. Naturalmente anche l’attività sessuale ne è fortemente influenzata.

Altri sintomi possono essere:

  • astenia e stanchezza;
  • sintomi gastrointestinali;
  • dolore alla defecazione, specie in fase mestruale;
  • disuria, cioè dolore alla minzione;
  • meteorismo (gonfiore) addominale;
  • cefalea

 

E’ stato visto come il 41% delle donne con endometriosi soffra di allergie al polline contro il 13% della popolazione generale. Un dato interessante è che, quando le allergie vengono trattate con successo, si riduce anche il sintomo del dolore. Questo miglioramento è mediato probabilmente dalla riduzione dell’iperattività dei mastociti (cellule che attivano tutti i sintomi e i segni dell’infiammazione e del dolore), comune a entrambe le patologie.

La causa esatta dell’endometriosi non è nota. Una delle più antiche teorie è che l’endometriosi si verifichi a causa di un processo chiamato mestruazione retrograda. Questo accade quando il sangue mestruale scorre attraverso le tube di Falloppio nella cavità pelvica invece di lasciare il corpo attraverso la vagina. Un’altra teoria è che gli ormoni trasformino le cellule fuori dall’utero in cellule simili a quelle che rivestono l’interno dell’utero, note come cellule endometriali. Altri ritengono che la condizione potrebbe verificarsi se piccole aree dell’addome si convertono in tessuto endometriale. Questo può accadere perché le cellule dell’addome crescono dalle cellule embrionali, che possono cambiare forma e agire come cellule endometriali. Non è noto il motivo per cui ciò si verifica. Queste cellule dell’endometrio spostate possono essere sulle pareti pelviche e sulle superfici degli organi pelvici, come vescica, ovaie e retto. Continuano a crescere, addensarsi e sanguinare nel corso del ciclo mestruale in risposta agli ormoni del ciclo. È anche possibile che il sangue mestruale penetri nella cavità pelvica attraverso una cicatrice chirurgica, come dopo un parto cesareo. Un’altra teoria è che le cellule endometriali vengano trasportate fuori dall’utero attraverso il sistema linfatico. Ancora un’altra teoria afferma che l’endometriosi potrebbe essere dovuta a un sistema immunitario difettoso che non sia in grado di distruggere le cellule dell’endometrio errante. Alcuni ricercatori ritengono che l’endometriosi possa iniziare nel periodo fetale con tessuto cellulare fuori posto che inizia a rispondere agli ormoni della pubertà; questa è spesso chiamata teoria mulleriana. Lo sviluppo dell’endometriosi potrebbe anche essere legato alla genetica o anche alle tossine ambientali.

Circa il 2-10% delle donne in età fertile negli Stati Uniti ha l’endometriosi. Di solito si sviluppa anni dopo l’inizio del ciclo mestruale. Questi sono alcuni fattori di rischio e di protezione:

  • Età: le donne di tutte le età sono a rischio per l’endometriosi. Di solito colpisce le donne di età compresa tra 25 e 40, ma i sintomi possono iniziare alla pubertà.
  • Storia famigliare: avendo un membro della famiglia che ha l’endometriosi si può avere un rischio maggiore di sviluppare la malattia.
  • Storia di gravidanza: la gravidanza sembra proteggere le donne dal progredire dell’endometriosi. Le donne che non hanno avuto figli corrono un rischio maggiore di sviluppare il disturbo. Tuttavia, l’endometriosi può ancora verificarsi nelle donne che hanno avuto figli. Questo supporta la tesi che gli ormoni influenzino lo sviluppo e il progresso della condizione.
  • Storia mestruale: problemi che possono includere cicli più brevi, periodi più lunghi o mestruazioni che iniziano in giovane età. Questi fattori potrebbero porre un rischio più elevato.

L’endometriosi ha quattro stadi a seconda di diversi fattori come la posizione, il numero, la dimensione e la profondità degli impianti endometriali.

  • Fase 1: minima. Nell’endometriosi minima, ci sono piccole lesioni o ferite e impianti endometriali poco profondi sull’ovaia. Potrebbe esserci anche infiammazione dentro o intorno alla cavità pelvica.
  • Fase 2: leggera. L’endometriosi lieve comporta lesioni leggere e impianti poco profondi su un’ovaia e sul rivestimento pelvico.
  • Fase 3: moderata L’endometriosi moderata coinvolge impianti profondi sul rivestimento delle ovaie e del bacino. Possono esserci anche più lesioni.
  • Fase 4: grave. Lo stadio più grave dell’endometriosi coinvolge impianti profondi sul rivestimento pelvico e sulle ovaie. Potrebbero esserci anche lesioni alle tube di Falloppio e agli intestini.

I sintomi dell’endometriosi possono essere simili ai sintomi di altre condizioni, come le cisti ovariche e la malattia infiammatoria pelvica. Trattare il dolore richiede perciò una diagnosi accurata. La diagnosi si può ottenere tramite:

  • Anamnesi dettagliata
  • Esame fisico
  • Ecografia transvaginale o addominale
  • Laparoscopia

Avere problemi di fertilità è la complicazione più grave dell’endometriosi. Le donne con forme più lievi di endometriosi possono essere in grado di concepire e portare a termine un bambino. Secondo la Mayo Clinic, circa un terzo o la metà delle donne con endometriosi hanno difficoltà a rimanere incinta. I farmaci non migliorano la fertilità. Alcune donne sono state in grado di concepire dopo aver rimosso chirurgicamente il tessuto endometriale.

Nonostante l’endometriosi sia una condizione cronica e senza cura sono disponibili opzioni mediche e chirurgiche per ridurre i sintomi e gestire eventuali complicazioni:

  • Farmaci per il dolore: farmaci antidolorifici da banco come l’ibuprofene, tuttavia non efficaci in tutti i casi;
  • Terapia ormonale: l’assunzione di ormoni supplementari a volte può alleviare il dolore e fermare la sua progressione, regolarizzando il ciclo. Si possono assumere quelli che sono chiamati agonisti e antagonisti dell’ormone che rilascia la gonadotropina (GnRH) per bloccare la produzione di estrogeni che stimolano l’ovaio. Questo previene le mestruazioni e crea una menopausa artificiale. La terapia ha effetti collaterali come secchezza vaginale e vampate di calore. Assumere piccole dosi di estrogeni e progesterone allo stesso tempo può aiutare a limitare o prevenire questi sintomi.
  • Danazol: Danazolo è un altro farmaco usato per fermare le mestruazioni e ridurre i sintomi. Durante l’assunzione di danazolo, la malattia può comunque continuare a progredire. Danazol può avere effetti collaterali tra cui l’acne e l’irsutismo, che è una crescita anormale dei peli sul viso e sul corpo.
  • Chirurgia conservativa: la chirurgia conservativa è per le donne che vogliono rimanere incinte o per quelle a cui i trattamenti ormonali non hanno funzionato. L’obiettivo della chirurgia conservativa è quello di rimuovere o distruggere le escrescenze endometriali senza danneggiare i vostri organi riproduttivi. La laparoscopia, una chirurgia mini-invasiva, viene utilizzata per visualizzare, diagnosticare e rimuovere il tessuto endometriale.
  • Chirurgia di ultima istanza (isterectomia): raramente, il medico può raccomandare un’isterectomia totale come ultima risorsa se le condizioni non migliorano con altri trattamenti. Durante un’isterectomia totale, il chirurgo rimuoverà l’utero e la cervice. Il medico rimuoverà anche le ovaie perché producono estrogeni, responsabili della crescita del tessuto endometriale. Rimuoveranno anche le lesioni visibili dell’impianto.

 

Se vi interessa, potete approfondire qui.

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