L’estate è alle porte e le priorità come ogni anno sono due: rimettersi in forma in vista della temutissima “prova costume” e abbandonare il più presto possibile il tipico pallore invernale per far posto alle prime sfumature di tintarella. La prima cosa da fare è correre a comprare una buona protezione solare ma quando la applichiamo sulla nostra pelle, esattamente ,da che tipo di “danni” ci stiamo proteggendo?

L’esposizione al sole provoca benefici innegabili: sicuramente un bel “bagno di sole” giova sia alle ossa che al buon umore infatti la conversione della vitamina D nella sua forma attiva e l’aumentata sintesi di serotonina sono proprio favoriti dall’esposizione solare ma l’altra faccia della medaglia porta con sé effetti ben diversi e molto più temibili: indebolimento delle difese immunitarie, dermatiti, cataratte, invecchiamento precoce della pelle, rughe, macchie epidermiche e tumori.

Pelle e occhi chiari, trascorsi di tumori cutanei in famiglia e presenza di numerosi nevi sono fattori che rendono ancora maggiori i rischi legati all’esposizione solare e che pertanto obbligano la persona ad adottare maggiori accortezze qualora decidesse di munirsi di tintarella estiva.
La componente pericolosa dei raggi solari è costituita dalle radiazioni ultraviolette (UV) e la capacità di adattamento al sole è diversa da persona a persona in base alle caratteristiche della pelle, età, stile di vita, assunzione di farmaci, precedenti esposizioni e così via. Vari sono i meccanismi con cui la pelle si protegge dai raggi solari:
il film idrolipidico che ricopre tutto il corpo formato da composti di natura lipidica (secreti dalle ghiandole sebacee) e da acqua (quella della traspirazione)lo strato corneo che sotto l’irradiazione solare aumenta di spessore
la melanina, prodotta dai melanociti e che crea proprio l’abbronzatura ma che rappresenta anche un importante modo della pelle di difendersi in quanto essa è in grado di assorbire i 2/3 degli UV-B e il 70% degli UV-A.

La nostra pelle è composta da tre strati sovrapposti: ipoderma, fatto soprattutto da grasso e tessuto elastico; derma, costituito prevalentemente da tessuto connettivo, muscoli e vasi sanguigni; e infine l’epidermide, dove nello strato più profondo si trovano i melanociti.
Con il passare degli anni il numero di melanociti diminuisce (di circa il 10% ogni anno) e pertanto si rimane sempre più esposti ai pericoli del sole. Esistono in realtà due tipi di melanina: quella “scura” ,eumelanina, che caratterizza le persone brune, e quella rossa ,feomelanina, presente in chi ha i capelli di quel colore. E i biondi? Le possiedono tutte e due.
Più la melanina è scura, più è in grado di svolgere il suo compito tuttavia sono necessari alcuni giorni per raggiungere una quantità tale da assicurare una discreta protezione, ed è per questo che l’esposizione deve procedere in maniera graduale. Bisogna tenere presenta però che l’abbronzatura , da sola o insieme a gli altri meccanismi prima elencati, non garantisce una protezione sufficiente.

foto tratta da www.dermatologyreseach.it
foto tratta da www.dermatologyreseach.it

Queste immagini rappresentano due delle situazioni più comuni a cui si va incontro in seguito ad esposizione solare eccessiva e non protetta: nella prima è ben visibile un esempio di Dermatite Polimorfa Solare mentre nella seconda possiamo notare gli effetti di una Reazione Foto-tossica.

foto tratta da www.dermatologyreseach.it
foto tratta da    www.dermatologyreseach.it

La Dermatite Solare è una fotodermatosi definita polimorfa proprio per la caratteristica di poter esordire con diverse manifestazioni cliniche ( es. papule eritematose, placche, vescicole, pustole, etc)) ed ad esse si può associare anche un prurito più o meno intenso. Ovviamente è una patologia che interessa in particolare le aree fotoesposte ( viso, collo, décolleté, arti, etc) e gli effetti diminuiscono man mano che la pelle si abitua al sole ma possono ripresentarsi nelle stesso aree anatomiche per un certo numero di anni successivi. Nei giovani e in età pediatrica tale patologia può esordire a partire dai bordi liberi delle orecchie. La dermatite polimorfa solare è causata da rilascio a livello della cute di mediatori chimici responsabili del prurito in seguito all’esposizione ai raggi ultravioletti e raramente anche ad alcune bande della radiazione visibile. Nelle prime ore dell’esposizione al sole, anche involontaria, intorno ai piccoli vasi cutanei inizia a formarsi un filtrato infiammatorio di linfociti T, macrofagi e cellule di Langherans con aumento di Heat Shock Factor e attivazione di alcune molecole di adesione

( selectine endoteliali, ICAM1, VCAM, etc). Gli effetti compaiono da alcune ore a qualche giorno dall’esposizione contrariamente all’orticaria solare, altra fotodermatosi i cui pomfi si presentano molto poco dopo. Ovviamente i sintomi regrediscono da soli nel giro di qualche settimana non appena si comincia a limitare l’esposizione al sole inoltre, trattandosi in pratica di una reazione di ipersensibilità ritardata, antistaminici e cortisonici possono essere utilizzati per alleviare i disturbi.
La reazione Foto-tossica è invece una situazione nella quale si può incappare in seguito ad esposizione solare dopo assunzione di farmaci o altre sostanze chimiche. La reazione richiede l’assorbimento di energia da parte del farmaco che ha come risultato la produzione di una sostanza fotosensibilizzante allo stato eccitato la quale può trasferire l’energia assorbita ad una molecola di supporto o all’ossigeno molecolare, generando in tal modo composti chimici irritanti e tossici per le membrane cellulari o il DNA e quindi per tutto il tessuto.
Il risultato è la comparsa di macchie rosse o iperpigmentate e, talvolta, di piccole bolle. L’aspetto clinico è simile ad un’esagerata scottatura solare. La radiazione ultravioletta (UVA) è la causa più comune di fototossicità, ma anche i raggi UVB e la luce visibile possono contribuire. Il rash cutaneo da reazione fototossica è principalmente confinato alla zona della pelle esposta al sole e in genere si risolve spontaneamente una volta che l’assunzione del farmaco viene interrotta.

foto tratta dal New England Journal of Medicine
foto tratta dal New England Journal of Medicine

Queste altre due sono situazioni meno comuni rispetto a quelle precedenti ma sicuramente dalla gravità più grande. Un tale invecchiamento precoce della pelle del volto o l’insorgenza di un melanoma di queste dimensioni richiedono certamente tempi di esposizione al sole maggiori accompagnati da un’estrema incuria da parte del soggetto per la propria pelle tuttavia non sono casi affatto rari.

foto tratta da www.liquidarea.com
foto tratta da www.liquidarea.com

Per quanto riguarda gli effetti “invecchianti” del sole sono ancora una volta i raggi UV i maggiori responsabili. La foto ritrae il volto di un camionista di 69 anni che per 28 anni ha esposto solo un lato del viso ai raggi solari filtrati dal finestrino del suo veicolo. I decadimento epidermico da cui è interessato metà del volto del signore in questione si chiama dermatoheliosis unilaterale, condizione che vede la pelle rilassarsi, con i tessuti che perdono elasticità a causa della distruzione delle fibre elastiche. Ovviamente questo è un caso limite ma già da diversi anni si è a conoscenza del fatto che in particolare i raggi UVA sono capaci di penetrare attraverso l’epidermide fino a raggiungere gli strati superiori del derma. Meno energetici dei raggi solari UVB, che tuttavia sono in gran parte filtrati dall’ozonosfera, gli UVA sono inoltre associati a mutazioni del DNA e diretta tossicità responsabili dell’insorgenza di alcuni tumori cutanei, come il melanoma. Purtroppo, il 99% dei raggi solari che arriva sulla superficie terrestre è formato da UVA, che penetrano in profondità nella pelle. Al paziente in questione sono stati prescritti controlli regolari per la prevenzione del cancro alla pelle, retinoidi topici (farmaci che regolano la crescita delle cellule dell’epitelio, usati nel trattamento di alcuni tumori cutanei) e l’uso regolare di una protezione cutanea a schermo elevatissimo.
Il melanoma rappresenta il più diffuso e grave tumore della pelle, una patologia che può anche rivelarsi mortale e che colpisce soprattutto i giovani: nel nostro paese, quando si parla di under 50, costituisce il terzo tumore più frequente. Anche nel caso del melanoma il principale fattore di rischio è costituito dall’esposizione non protetta alla luce ultravioletta: le piccole ustione provocate da essa, soprattutto se si verificano quando si è piccoli, con il tempo possono danneggiare il DNA e favorire l’insorgenza del cancro.
Nel caso in cui si sviluppa un tumore cutaneo i melanociti che sono quelli che dovrebbero proteggerci dagli effetti dannosi del sole cominciano ad andare incontro a delle alterazioni che porteranno alla comparsa del melanoma. Quest’ultimo può formarsi sia in una porzione di cute integra che avere origine da nevi precedentemente presenti (come nel caso mostrato in foto).

foto tratta da wikipedia
foto tratta da wikipedia

La diagnosi precoce segue poche e semplici regole base che corrispondono alle prime 5 lettere dell’alfabeto: A sta per asimmetria del neo; B indica i bordi dei nevi che nel caso di melanoma diventano frastagliati; C è il colore che avrà più sfumature, invece di essere omogeneo; la lettera D corrisponde alle dimensione, se il diametro della lesioni cresce lentamente ma in modo progressivo, bisogna allarmarsi; infine la E, cioè la maniera in cui il neo cambia nei suoi aspetti, la sua evoluzione, espansione ed elevazione. In questi ultimi casi è necessario andare subito dal medico. I ricercatori hanno scoperto che i meccanismi d’insorgenza sono in realtà due, in risposta ai due differenti tipi di radiazione.
Il primo prevede la mediazione della stessa melanina ed è associato a un danno ossidativo a carico del DNA, per effetto dell’esposizione alla radiazione UV-A (cioè con lunghezze d’onda comprese tra 320-400 nanometri). Il secondo meccanismo, per contro, è indipendente dalla presenza del pigmento, poiché la radiazione UV-B, di lunghezza d’onda tra 280 e 320 nanometri, agisce direttamente a danno del DNA.
Come già detto in precendenza, vi sono fattori che possono rendere un soggetto maggiormente predisposto allo sviluppo di un melanoma o all’invecchiamento precoce della pelle : fattori quali l’alimentazione, il fumo sia attivo che passivo, le condizioni ambientali, predisposizioni familiari e genetiche, colore della pelle e degli occhi tuttavia è ormai ben chiaro che è sempre una buona idea proteggersi da rischi più o meno probabili utilizzando creme protettive, filtri solari, evitando di esporsi nelle ore più calde e prendendo con “razionalità” solo ciò che di buono il sole può darci.

Thanks to :

-www.focus.it;

-dermatologyresearch.it;

-New England Journal of Medicine.

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